“Tutto dipende da quello in cui abbiamo fiducia. A volte penso che non vi sia che una sola grande malattia nel nostro mondo: il non credere all’anima.” (Selene Calloni Williams James Hillman, il cammino del fare anima e dell’ecologia profonda, edizioni Mediterranee).

In un mondo immaginale tu sei il maestro, l’amante degli eventi- che sono enti, entità, spiriti, dei, eidola, idee, amici, compagni, amanti – e non la vittima delle loro reazioni.
Esiste un cammino, chiamato nella psicologia del profondo il RITIRO DELLE PROIEZIONI e nell’alchimia, nello yoga Sciamanico e nei grandi sentieri misteriosofici il RIASSORBIMENTO DEL REALE.
Lungo questo cammino progressivamente la realtà si fa sempre meno pesante, gli eventi sempre meno oggettivi, ci si riappropria della propria esistenza, si smette di essere burattini del tempo, come Pinocchio, ci si apre alla gioia del ricevere e dell’essere amati.

Fare anima è il cammino degli immaginalisti e consiste nel prendere ogni cosa, persona, evento, luogo con il quale si viene a contatto e riportarlo alla sua reale natura, che è immagine.
Fare ecologia profonda è il cammino degli immaginalisti e consiste innanzitutto nel comprendere profondamente che la natura e il corpo sono simboli, immagini, noi proiettiamo quello che abbiamo dentro e abitiamo le nostre immagini.
Quello degli immaginalisti è un cammino di depersonalizzazione e smaterializzazione del reale che riunifica il visibile e l’invisibile permettendoti di ritrovare l’ anima mundi.
La capacità di instaurare una relazione erotica, cioè creativa, con la parte invisibile di ogni cosa, persona, luogo, ti consente una vita ispirata e gioiosa.
“Che tutto in te sia gioia, questa è la tua meta!”

Quella dell’Immaginale è la grande rivoluzione della prospettiva del pensiero.
Grandi autori, da Corbin, Jung, Hillman ne sono ispiratori ad Occidente. E altri grandi autori, da Tilopa alla danzatrice del Cielo, da Abhinavagupta ad Aurobindo, passando per il sufismo di Rûmi, ne sono ispiratori ad Oriente.
Il cammino immaginale é un grande ponte che unisce Oriente ed Occidente, antichità e futuro.
Gli immaginalisti sono uniti da un filo d’oro in una grande famiglia oltre il tempo e lo spazio.
Essere immaginalisti significa vedere le cose da un altro punto di vista.
L’immaginale non è una terapia alternativa, ma è l’alternativa alla terapia, è la Nonterapia che propone l’esperienza estetica come grande alternativa all’esperienza anestetica delle terapie.
Il paradigma terapeutico è, infatti, al centro dell’esperienza materialistica del mondo.
Essere immaginalisti significa essere capaci di vedere con occhi immaginali indipendentemente dalla tecnica che si esegue o dalla scuola che si segue.
Il grande segreto dell’immaginale sta nel lasciare andare le dinamiche di potere, liberandosi dalla convinzione che nella psiche – nell’anima – vi sia qualcosa di sbagliato, di malato, di insufficiente, qualcosa che richieda un intervento riparatore o migliorativo.
L’anima è l’atto stesso dell’immaginare. Questo processo di immaginazione avviene sulla base di ritmi, motivi, forme originarie primeve che chiamiamo archetipi.
Nulla accade in questo mondo che non sia stato prima immaginato.
Per esempio, prima che il primo uomo forgiasse la prima freccia e cacciasse il primo mammut, prima che il primo tirannosauro azzannasse il primo velociraptor, doveva essersi generata nell’istinto l’immagine della caccia, senza questa immagine – che abbiamo chiamato Artemide o Diana – saremmo stati tutti vegetariani su questo pianeta.

Gli dei sono gli archetipi, sono gli eidola, le idee originarie alla base delle nostre esperienze.
La nostra vita, per conseguenza, ha il respiro del mito, “Noi non possiamo che fare nel tempo ciò che gli dei fanno nell’eternità”. Ognuno può affrancarsi vedendo il mito che sta mettendo sulla scena della vita vivendo.
Spesso le persone non riescono nei loro piccoli o grandi obiettivi o proponimenti perché sono incastrate a tal punto nel proprio mito che sempre girano e girano intorno ad un tema (per esempio, rabbia, paura, tradimento, abbandono, ecc.) da non riuscire a liberare energia e visione per raggiungere i propri traguardi.
Nessuno può vedere il proprio mito da solo e in sé stesso, ha necessità di una metafora e di uno psicopompo o bardo o traghettatore che gli indichi la via della visione.
L’immaginalista è questo traghettatore; non solo un professionista della relazione d’aiuto, ma un professionista del grande viaggio.

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