Intervista a Selene Calloni Williams, sul daimon e Hillman

del Dott. Michele Mezzanotte, psicologo e psicoterapeuta
1. “Selene lei è una scrittrice, viaggiatrice e documentarista. Ricorda gli “esordi” del Suo Daimon? Ricorda di averlo percepito distintamente? C’è un episodio in particolare nel quale si è manifestato, oppure è stata una ricerca continua?”

“Sì, certo, io ricordo molto bene gli esordi del mio daimon. Mia madre scriveva favole per me e per mio fratello, poi ce le raccontava con grande passione, quando la sentivo entravo in una sorta di trance e in quei momenti lei poteva spingermi a fare molte cose che diversamente non avrei fatto: farmi mangiare una minestra di verdure, per esempio, o mettermi a letto anche quando volevo restare alzata. I momenti più belli della mia infanzia hanno quasi tutti a che vedere con una favola inventata e raccontata da mia madre. Ricordo perfettamente che un giorno, mentre ascoltavo mia madre, mi dissi “da grande scriverò racconti”: mi pareva un’attività magica e taumaturgica.
Mi madre aveva una forte fantasia, ma era una persona stanziale che stava bene nel perimetro della sua casa e del suo giardino. Il senso del viaggio per il mondo, invece, era molto presente in mio padre, che era un pilota d’aerei con un grande spirito d’avventura.
Ricordo che avevo idealmente diviso il mio giardino in due parti che, nella mia fantasia, corrispondevano a due luoghi del mondo dove avevo sentito dire che mio padre era stato molte volte: l’Africa e la Russia. Avevo costruito due capanne con dei rami e delle foglie e dicevo a tutti che avevo una casa in Africa e un’altra in Russia.
L’incontro con James Hillman è stato importante per me, per comprendere la potenza del daimon.
Il daimon è una sorta di angelo custode che conosce il nostro destino e ci guida alla sua realizzazione. Esso precede la nostra nascita ed è in grado persino di farci scegliere le immagini di genitori più consone alla realizzazione della missione della nostra anima.
I miei genitori erano così diversi tra loro da creare un’apparente disarmonia, che si è espressa in una grande armonia nel lavoro che mi sono inventata da adulta, mano a mano che il mio destino è andato delineandosi. Il mio lavoro, infatti, è fatto di viaggi e racconti. Scrivo romanzi e ho fondato in Svizzera un’associazione che, da oltre vent’anni, organizza viaggi culturali.
Quando ho incontrato in Siberia Svetlana, la sciamana che è divenuta protagonista dei miei libri, Il Profumo della Luna” e “Discorso alla Luna“, ho avuto la riprova che raccontare favole può essere davvero un’attività magica. L’arte di Svetlana, infatti, come quella di molti sciamani dell’Altaj, è incentrata sul racconto delle cosiddette favole di potere. Si tratta di narrazioni che portano in sé delle chiavi di attivazione di possibilità e conoscenze latenti.
I mie romanzi narrano favole di potere, miti, che Svetlana stessa mi ha consegnato. Gli sciamani sono bardi, cantori di storie antiche. I loro non sono racconti qualunque, favole alle quali hanno strappato il cuore, bensì racconti di potere che parlano di come comportamenti ed eventi siano venuti in essere per la prima volta e di come essi possano essere rimodellati, plasmati, e persino cancellati.”

2. “Mi piace molto il concetto di “favole di potere”, in fin dei conti noi esseri umani siamo Storie. Ormai anche molti scienziati sono finalmente arrivati a descrivere la realtà come “possibilità di storie”. L’incontro con James Hillman è stato esso stesso una storia. Ci racconti come è andata?”

“Ho conosciuto Hillman in Svizzera intorno al 2000. Lui era svizzero di adozione, come lo sono io.
Nel 2003 abbiamo pensato insieme un convegno che portava il titolo di uno dei libri che lui prediligeva “Corpo Spirituale e Terra Celeste”. Hillman è stato molto ispirato dall’opera di Henry Corbin. Il suo discorso al convegno mi è piaciuto molto. Lui mi ha ceduto i diritti. L’ho pubblicato recentemente nel libro che ho dedicato alla sua figura e al suo pensiero: “James Hillman, il cammino del fare anima e dell’ecologia profonda”, edito da Mediterranee. A mio parare è uno dei brani di Hillman più significativi per la comprensione della sua visione che io -mutuando l’espressione da Corbin- definisco immaginale.

Selene Calloni Williams e James Hillman

Selene Calloni Williams e James Hillman in occasione del Convegno “Corpo Spirituale e Terra Celeste – Campione d’Italia – 2003

È stato il mio editore a farmi incontrare Hillman. Con lui, con il Professore GIulio Maria Chiodi e il Professor Claudio Bonvecchio si è sviluppata una sorta di temporanea officina di idee intorno al pensiero di Corbin. Io ero la più giovane. Rivedendomi oggi capisco che Hillman ha avuto su di me un’influenza enorme. È stato un maestro nel senso orientale del termine, non solo un maestro di pensiero, ma anche un maestro di vita. Per un certo periodo di tempo mi sono ispirata a lui persino nella scelta dei cibi che mangiavo. Un giorno dissi a sua figlia che la ritenevo fortunata perché aveva un simile padre, lei mi rispose che era felice di poter condividere suo padre con molti come me nel mondo. È stato un bel momento.
 
3. Il libro su cui hai lavorato James Hillman, il cammino del fare anima e dell’ecologia profonda è stupendo, ma soprattutto contemporaneo. La psicologia, soprattutto ai giorni nostri, non può prescindere l’ecologia. Hai fatto terapia o un percorso di analisi con James Hillman?

“Io che amo guardare attraverso l’occhio della viaggiatrice mi rendo conto che il cammino sulla terra e quello nella psiche sono due facce della stessa medaglia, perché la terra e la psiche sono due aspetti di un’unica realtà.
Riguardo a Hillman, lui è uscito dai panni dello psicoterapeuta molto presto. L’idea di fondare la Società di Nonterapia -che oggi gestisce Imaginal Academy, la scuola Italo svizzera di counselling immaginale- mi è venuta una sera mentre ero a cena con lui.
Hillman era laureato in medicina ed era anche vicino all’esperienza estetica dell’arte che la sua sensibilità preferiva alla mera terapia anestetica.
I disagi e disturbi sono un importante patrimonio dell’anima, sono “daimones”. Più che anestetizzati vanno ascoltati. I demoni nutriti con il cibo dell’attenzione cosciente si trasformano sempre in potenti alleati. Hillman è stato un grande maestro di questo cammino controcorrente.
Riguardo all’analisi, invece, quando l’ho conosciuto, Hillman aveva da tempo spostato il focus dall’analisi dell’individuo a quella della cultura. Sono le idee, infatti, più che gli individui, che hanno bisogno di essere curate, non anestetizzate dalla paura, ma liberate dai falsi miti culturali, dagli dei sociali e riunite all’anima del mondo. È così che si può fare un’ecologia profonda. Hillman era un filosofo che ha fatto una filosofia naturale, come Eraclito, egli stava dalla parte della natura, dell’anima, dell’emozione, della bellezza.
Il problema dell’essere umano è che vuole il potere, il controllo sulle idee -che sono “eidola”, dei, demoni, numi, non un secreto del cervello. Si può fare terapia e filosofia al servizio del sistema e della nevrosi di potere che lo domina, o si può fare terapia e filosofia al servizio dell’anima. Se scegli la seconda via hai un orizzonte senza confini e, prima o poi, ti confronti con l’idea delle idee: Dio.
Non si può fare una psicologia o filosofia naturale senza fare anche ecologia profonda e spiritualità o, come diceva lui, “fare anima”.
Il divino è tanto presente nel pensiero di Hillman che la sua psicologia archetipica è stata anche definita psicologia politeista. Ovviamente non si tratta di un divino metafisico, un divino che abita in qualche cielo lontano, ma del divino che vive negli organi e nella natura.”
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